BRODO

Capitolo 3°

Lunedì, se non sei un barbiere e non hai una ferramenta, è un giorno lavorativo e quindi decisamente triste.
Poldo aveva una ferramenta, ma c'era un'altra cosa che lo fece svegliare con il sorriso stampato sul volto:
quella sera si sarebbe occupato del videoregistratore della sua voluttuosa vicina.
Si fece la barba con cura ossessiva, praticamente un pelo alla volta, si vestì nel suo completino grigio tipo "becchino in un giorno di pioggia" ed uscì, infatti pioveva a dirotto.
Squillò il cellulare mentre aveva la tazza del cappuccino a mezz'aria.
Poldo poggiò frettolosamente la tazza sul bancone del bar, ma non proprio sul bancone bensì pizzicò il piattino dell'avventore al suo fianco, sul piattino c'era una tazzina di caffè piena.
Scattò per fermare il volo della tazzina, ma riuscì solo a spingerla verso l'immacolata camicetta della barista.
Allungò entrambe le mani verso il petto della ragazza che naturalmente travisò le sue intenzioni e portò le mani a protezione del seno.
Poldo arrossì e si ritrasse trascinando con se la pesante zuccheriera d'argento.
Il pavimento s'imbiancò.
Una signora avanti con gli anni fece per prendere una pasta dalla teca accanto a Poldo, ma scivolò sullo zucchero.
Si aggrappò ad una manica di Poldo urlando disperata "Mi regga! mi regga che mi hanno appena operata al femore!".
"Le fa sempre quell'effetto il suono del telefono?" chiese un distinto signore da sopra gli occhiali.
"Si?" ringhiò Poldo al telefonino senza raccogliere la provocazione.
"Sono io! Gigio".
"Spero che sia una cosa importante, sono un po' nervoso...".
"Niente volevo chiederti se ti andava una partita a squash all'ora di pranzo quando esco dall'ufficio".
"Io non ci ho mai giocato!.
"E' facile, ognuno ha una racchetta tipo quelle da tennis, poi si tira una palla contro il muro e l'altro la deve colpire prima che tocchi terra due volte".
"Non mi sembra divertente".
"Proviamo, se non ci piace non ci torniamo più".
"Com'è che ti è venuta questa esigenza, all'improvviso?".
"L'ho visto ieri in un film, questa mattina ho cercato sulle pagine gialle ed ecco fatto!".
"Mi è andata bene, ieri sera davano anche "Shining"".
Dopo aver pagato ed essersi scusato con tutti, barboncino della proprietaria compreso, Poldo uscì, talmente rosso in viso da sembrare un semaforo.
Il barboncino fu l'unico ad accettare le scuse, anche perché non aveva mai fatto una simile scorpacciata di zucchero.
La partita di squash fu un incubo.
Più che altro fu una serie di smash sulla nuca e sculacciate in top spin.
"Senti se dovevamo picchiarci potevamo farlo gratis a casa mia senza metterci in tenuta da ginnastica".
"Ma dai, Poldo, è la prima volta, vedrai la prossima... ma cosa fai, la doccia con le mutande?".
Gli slip neri di Poldo stingevano sempre più, con il sudore in modo particolare.
"Hai le mutande che stingono?! sembri abbronzato al contrario!".
Poldo si specchiò, non avrebbe potuto essere più ridicolo.
Tornando a casa incontrò la professoressa sulle scale.
"Buon giorno, stavo giusto salendo da lei, mio marito festeggia l'arrivo degli arretrati della pensione e ci farebbe piacere averla con noi al ristorante".
"E' molto gentile da parte vostra!" rispose Poldo piacevolmente sorpreso "ci conosciamo appena!".
"E' vero, ma mia nipote Letizia ha detto che se non invitavo anche lei non sarebbe venuta".
"Ah, capisco, è stata una cosa spontanea, va bene accetto, e quando è la mangiata?".
"Questa sera".
Poldo vide Rossana gettare via i due gusci di meringa ed allontanarsi, nuda e sconsolata, nei suoi pensieri da satiro.
Non poteva rifiutare, avrebbe fatto un torto a Letizia, solo che il suo negarsi a Rossana, probabilmente, gli avrebbe negato per sempre la possibilità di una rovente, per quanto pericolosa, relazione condominiale.
L'espressione triste non sfuggì alla professoressa.
"Qualcosa non va?".
"Tutto a posto, grazie, solo che poteva dirmelo anche un po' prima".
Incontrò Rossana che stava chiudendo la porta di casa.
"Signora, questa sera...".
"Questa sera non posso, signor Poldo, sono stata invitata ad una cena, ma non pensi di sfuggirmi! Voglio che lei mi spieghi alla perfezione come usare il videoregistratore, così bene da fare in modo che io non abbia più bisogno di mio marito".
"Suo marito non le servirà più, può esserne certa" disse Poldo appoggiandosi con ostentata disinvoltura alla propria porta.
La porta era aperta e Poldo precipitò al suolo nella stessa posizione in cui era.
Cadde sdraiato accanto a Gigio.
"Di grazia, che ci fai lungo e disteso in casa mia?" "Che domande! Telefono no? È mica colpa mia se a casa tua si telefona solo rasoterra".
"La porta la puoi richiudere quando entri per favore?".
"Certo, scusa, avevo fretta di telefonare, così sono entrato e mi sono direttamente gettato sul tappeto dell'ingresso".
"Come mai tanta fretta, hai di nuovo problemi con Marta?".
"Si, cioè no... insomma non lo so ancora".
"Lasciamo perdere, e a chi stavi telefonando lo sai già?".
"Si lo so" Poldo non ricevette altra risposta e decise di andare a farsi un caffè.
Dal cucinino gli arrivava la voce di Gigio: parlava con un tono basso, ma concitato.
"Senta, non me ne frega niente delle scarpe, delle mutande voglio sapere se si è incontrata con qualcuno! Cosa vuol dire quattro uomini! Ci ha parlato, ci ha preso insieme un caffè, sia più preciso! ah, sia parlato che il caffè, va bene... ci sentiamo domani".
"Problemi?" chiese Poldo sorseggiando il caffè.
"Niente di grave, ho solo il sospetto che Marta sia diventata ninfomane" rispose Gigio senza alzarsi da terra.
"Ma sei scemo? cosa stai dicendo?".
"Da una settimana, io non te lo avevo detto, Marta ha un comportamento strano, certe sere dice che non possiamo vederci perché ha da fare, ma non mi dice mai cosa, dice solo che si vede con un'amica, un'ex compagna delle superiori, tale Gloria Parrino di Brandizzo".
"E allora? Tutte le amiche di questa Gloria sono ninfomani?".
Seguì un doloroso silenzio.
"E parla!".
"L'ho fatta pedinare, ieri e l'altro ieri, Cagnassone mi ha detto che ha incontrato otto uomini diversi in due giorni".
"Cagnacchì?".
"Martino Cagnassone, investigatore privato".
"Ma non ci posso credere, un investigatore privato! Ma non potevi prendere con calma Marta, sono sicuro che avreste chiarito tutto".
"Mi spieghi come fa un divorziato ad avere tanta fiducia nelle donne?".
"Prima di tutto chi divorzia lo fa da UNA donna non DALLE DONNE in generale e poi la decisione di sposarci non era venuta da me e Mariarosa, sono stati i nostri genitori ad incastrarci, quindi io amico ero ed amico sono della mia ex moglie".
"Domani mattina vado da Cagnassone a vedere le foto, cosa mi consigli di fare?".
"Le foto? Ti consiglio... andiamo da Cagnassone insieme e poi dici tutto a Marta, chiedendole scusa per averla fatta pedinare, vedrai che tutto si aggiusta".
"Ecco, quando parli così mi sembri il parroco del paese di mia nonna".
"Lo conosco, degnissima persona".
"Ma tu devi sempre essere così ottimista? guarda che i pessimisti sono quelli che hanno meno brutte sorprese".
"Vediamo se ho capito un pessimista vive pensando di essere cornuto per tutta la vita, ma quando lo scopre per davvero ha la soddisfazione di poter dire "tanto lo sapevo già?".
"Bravo, prendimi anche in giro, non avere nessuna pietà per quest'uomo dilaniato dal sospetto".
"Io so solo che se non fosse arrivata la marina in forze, quest'uomo le corna le metteva sul serio a Marta".
"Ma no, non ci sarei riuscito e neanche tu".
"Senti adesso se puoi continuare a disperarti da solo, io avrei una cena che mi aspetta e con Letizia, ciao".
"Ma, mi stai spingendo fuori!".
"Ecco quello che mi piace di te, sei un acutissimo osservatore".
Dalla porta chiusa giungevano ancora gli strali di Gigio, che Poldo già entrava nella doccia.
Il ristorante era in un castello medievale con tanto di ponte levatoio sotto forma di passerella pedonale.
Salendo per le scale in pietra si potevano ammirare mensole piene di calici di legno e stagno ed armature complete, armate di spadoni e mazze ferrate.
Alle pareti erano inchiodati degli scudi in ferro su picche incrociate.
Quando Poldo arrivò erano già tutti seduti.
"Venga, Poldino, le ho tenuto il posto qui di fronte a me, contento?" disse la professoressa con un largo sorriso.
"Poldo ne era molto contento, anche perché si sarebbe seduto accanto a Letizia".
Diede distrattamente un'occhiata al resto degli ospiti prima di sedersi, non conosceva quasi nessuno dei commensali, un vaporoso abito rosa attirò la sua attenzione.
"Signor Poldo, finalmente! Gelsomino sta morendo di fame!".
Accanto a lui, a straboccare dal suddetto abito rosa, c'era la signora Rossana con tanto d'energumeno al seguito! Poldo inghiottì a vuoto, e se Rossana avesse fatto menzione del loro appuntamento mancato? con una così neanche un bambino avrebbe creduto che il protagonista della serata sarebbe stato il videoregistratore! Letizia non avrebbe più voluto vederlo, ma tanto gelsomino lo avrebbe ucciso lì al ristorante, magari con una bella mazza ferrata medievale.
"Ciao, finalmente! Ti piace farti aspettare come le dive? Oh scusa non volevo prenderti in giro!".
Umberto sogghignò e questo dava sempre un certo disgusto a Poldo, soprattutto quando non capiva il perché.
Rossana prese il braccio destro di Poldo con le due mani e gli si spalmò contro con tutto il corpo.
"Mi accompagnerebbe al bagno, signor Poldo? Ci sono due dobermann nel corridoio ed io ho una paura terribile".
"Ma, signora Rossana, magari suo marito ha piacere di accompagnarla LUI al bagno".
"Mio marito sta parlando di calcio, quindi praticamente non esiste".
"Poldo! Che cafone! Accompagna la signora!" disse Letizia sottovoce.
"Ah, se lo dici tu!" disse Poldo incredulo.
Il bagno era in fondo ad un corridoio con le pareti rivestite di velluto rosso, lo stesso tessuto di cui erano rivestiti dei piccoli divani allineati sul lato destro.
Delle pesanti tende, sempre di velluto, incorniciavano delle grandi finestre.
Fu proprio dietro una di queste pesanti tende di velluto che Rossana spinse Poldo facendolo quasi cadere.
"Rossana, possono vederci, siamo in un ristorante, c'è tuo marito, che è enorme e sanguinario!" "Zitto e baciami, che ho bevuto il vino bianco come aperitivo e non mi controllo più!".
"Lo spirito era forte ma la carne di Rossana era tanta, Poldo cedette a cotanta passione".
"Ma come sei spettinato!" disse Letizia quando, dopo un quarto d'ora, fecero ritorno al tavolo.
"I dobermann, si sono incazzati, avevano bevuto del vino bianco dietro le tende e... se la sono presa con me".
"Stai bene?".
"Splendidamente, grazie, anzi mi è venuta una fame!".
Gelsomino lo guardò accigliato.
"Se non sapessi quello che so ci sarebbe da sospettare" disse ad Umberto.
"Adesso ci facciamo questa mangiata e domenica, se fa bello, andiamo a farci la carne alla brace, che ne dite?" Umberto era allegrissimo, infatti le bottiglie davanti a lui erano tutte vuote.
"Lei che ha il giornale, che tempo si prevede per il fine settimana?" chiese Umberto a Gelsomino.
"Dunque, vediamo, vediamo, tutto bene solo che c'è una perturbazione che viaggia dall'est verso ovest".
"Interessa il mediterraneo?" intervenne un signore da un altro tavolo alle spalle di Umberto.
Umberto si girò stizzito.
"Non mi interessa niente! Neanche al ristorante si può stare in pace? Sempre a cercare di venderti qualche cosa!".
"Forse mio marito ha bevuto un po' troppo" disse imbarazzata la professoressa, mentre il signore dell'altro tavolo sembrava paralizzato in un'espressione incredula.
Per sciogliere l'imbarazzo Umberto si cimentò in alcune barzellette di grana così grossa che arrossirono anche i camerieri.
"E lei Poldo non ne sa?".
"Be... giacché siamo a tavola vediamo... una milanese incontra una valdostana: che ci fai in giro tutta nuda?".
Letizia rise, Rossana anche, forse per simpatia, tutti gli altri, invece, lo guardarono in silenzio.
Poldo fece una cosa tremenda, cercò di spiegare la barzelletta.
"La milanese è una bistecca impanata, la valdostana è una milanese con in più prosciutto e fontina, solo che quando si dice milanese e valdostana ci si può anche riferire a persone che provengono da Milano o dalla valle d'Aosta".
Silenzio.
Poldo ci riprovò.
"Un masochista incontra un sadico: "fammi male!" ed il sadico: "no!".
Questa volta rise solo Letizia.
"Sentite questa! Due omosessuali nella nebbia: oh anche tu a Milano! nel senso di amare l'ano! è forte vero?".
"Zio!" quasi urlò Letizia guardando Poldo.
Ma ormai Umberto era lanciato giù per la china.
"Lo sai chi arriva al terzo piano del palazzo di fronte? Proprio davanti alle mie finestre?: negri di merda!".
"Umberto, adesso basta! Che vergogna!... dire una parola del genere a tavola! Stiamo mangiando!" urlò sconvolta la professoressa.
Poldo non ne poteva più.
"Se è vero il detto in vino veritas forse è il caso di uccidere tuo zio, non trovi?".
"Ti chiedo scusa, Poldo, forse è solo ignoranza, e, comunque, non c'è il tempo materiale per uccidere tutti quelli come lui".
"Capisco, ma..." Poldo si interruppe, è difficile articolare un discorso che abbia un senso compiuto quando una mano si appoggia sulla tua coscia passando sotto il tovagliolo.
"Signora Rossana, non trova che faccia abbastanza caldo?".
"Per me non è mai abbastanza" rispose roca Rossana.
"Guardi suo marito ACCANTO A LEI, è in maniche di camicia".
"Uff..." Rossana sottrasse finalmente la mano.
Letizia guardava ora l'uno o l'altra non riuscendo a capire il senso del loro discorso.
"Poldo, forse una boccata d'aria ti farebbe bene, andiamo in giardino?".
"Idea stupenda!" Rossana si alzò e prese Poldo quasi di peso per un braccio, a Letizia non rimase che seguirli.
"Cervo!" urlò Umberto a Gelsomino, facendo trasalire Poldo.
Sollevato Poldo capì che si riferiva al vassoio fumante che stava arrivando dal fondo della sala, portato da due camerieri.
Il giardino era fresco ed ombroso, in un angolo una fontana di marmo rosa contribuiva ulteriormente a rendere gradevole l'ambiente.
Poldo si lasciò cadere su una panchina di pietra, Rossana era sempre incollata al suo fianco.
Rossana si fece sempre più smaniosa e, incurante della presenza di Letizia, portò al petto una mano di Poldo.
"Fa un caldo tremendo, guardi sono tutta sudata".
Poldo si girò istintivamente verso Letizia preparandosi a dichiararsi estraneo alle avance di Rossana e quello che vide lo lasciò di sasso: Letizia non si indignava, non si scandalizzava, ma gli sorrideva quasi con complicità.
"Scusa, Letizia, il mio discorso ti sembrerà stranissimo, ma...non ti indispone il comportamento, diciamo disinibito di Rossana? non che io accampi chissà quale ruolo nei tuoi confronti..." è praticamente impossibile dire tre cose insieme senza fare menzione di nessuna delle tre.
Poldo voleva sapere: primo se Letizia era o meno gelosa di lui, secondo se si era accorta delle esplicite richieste sessuali di Rossana, terzo se Letizia fosse o meno interessata a fare, lei stessa, sesso con lui.
La risposta fu chiara e concisa : "no".
"No, cosa?".
"Non mi indispone, per usare le tue parole".
Poldo assunse il no come risposta a tutte e tre le domande che avrebbe voluto fare chiaramente se ne avesse avuto il coraggio.
L'ufficio dell'investigatore privato Cagnassone era all'ultimo piano di un fatiscente palazzo senza ascensore.
Entrando Poldo pensò a quanto sarebbe stato benvenuto un raffreddore in quel momento.
L'odore di chiuso si mischiava a quello di moquette intrisa di whisky, vino, birra e chissà quali altri liquidi o liquami che dir si voglia, qua e là un portacenere traboccava di cicche anch'esse maleodoranti, per completare il tutto Cagnassone li accolse tirando avide boccate da un pestilenziale sigaro.
"Ti dispiace se vomito , di tanto in tanto, mentre parliamo?" disse Poldo sottovoce ad un Gigio che non sembrava avvertire nulla di sgradevole.
"Come sei delicato, il detective deve essere così, se no non c'è sugo, la gente non se lo fila, deve avere l'aria di vissuto".
"Questo puzza di vitaccia altro che aria di vissuto".
"Oh, eccola! La mia segretaria vi ha offerto qualcosa da bere?".
"Quale segretaria? Dal terzo piano in su non abbiamo incontrato esseri umani" disse Gigio.
"Si perché lui lo è, secondo te?" mormorò Poldo nell'orecchio di Gigio.
"Si vede che è andata un attimo in banca".
"Si, a rapinarla" Poldo continuava a mormorare ridacchiando.
"Senti, o la smetti di fare il disfattista o te ne vai!" sibilò Gigio stizzito.
"Smetto".
"Allora, la sua signora...il signore è con lei?" si interruppe Cagnassone.
"E con il mio spirito, vada avanti, e poi non è la mia signora, siamo solo fidanzati".
"Dicevo, la sua signora è stata vista e fotografata dai miei assistenti con diverse persone, la più ricorrente è questa signora bionda, gran pezzo di ...".
"Ci risparmi i commenti, grazie, faccia vedere".
Poldo e Gigio rimasero pietrificati.
"Ve lo avevo detto che era notevole, però ora riprendetevi, la sua sign...fidanzata si è incontrata con otto uomini diversi in otto posti diversi, bar, biblioteca, cinema, perfino una chiesa di periferia, incontri di cinque dieci minuti al massimo, solo per parlare, per quanto ho potuto vedere".
"Non c'è altro?".
"Per oggi no, ci vediamo tra tre giorni come al solito?".
"Si, le faccio un solito bonifico bancario...".
"No, il bonifico no! scusi, preferirei contanti sa, il fisco...".
"Il fisco cosa?".
"Se lei mi manda i soldi in banca sono sotto gli occhi di tutti, invece i contanti non li dichiaro di certo".
"Mi spiega perché lei non dovrebbe pagare le tasse?".
"Allora se la mette così, le aumento la tariffa del diciannove per cento".
"Ed io appena uscito di qui vado a denunciarla, raccontando tutto".
Cagnassone sorrise, sembrava una iena con una paralisi.
"A lei non si può nascondere nulla, è che la mia licenza è scaduta da qualche giorno e, non vorrei attirami l'attenzione addosso, se me li dà in contanti le faccio ancora il dieci per cento di sconto".
"Le porto i soldi domani mattina andando in ufficio, consideri chiusa la nostra collaborazione".
"Come vuole".
Non riuscirono a parlare per un quarto d'ora abbondante, poi Poldo ruppe il silenzio.
"Non è mica detto che il fatto che lei frequenti la bionda della setta satanica voglia dire che ne faccia parte pure lei".
"E gli otto uomini? Le hai viste le foto? Uno era il commercialista culodifuoco, perlomeno non è morto".
"Il mio consiglio è sempre lo stesso, parla con Marta".
"PARLIAMO con Marta, non vorrei perdere il controllo".
"Senti è quasi ora di pranzo, telefonale e dille che ci vediamo al barcone, sul Po".
Poco dopo erano seduti al tavolo del ristorante ricavato da una vecchia chiatta galleggiante ormeggiata stabilmente nei pressi del parco del Valentino.
Dalla finestra il fiume scorreva dando l'impressione di circondarli, il sole si specchiava sull'acqua lanciando dei riflessi dorati sul soffitto sopra di loro.
I volti contriti di Poldo e Gigio stridevano con la dolcezza dell'ambiente.
"Ma che avete? come mai questa sorpresa? E tu come mai non sei in ufficio Gigio? ".
Gigio non sapeva da che parte incominciare e così Poldo prese la parola.
"Sono qui in veste di amico di famiglia perché me lo ha chiesto lui, io non volevo immischiarmi, sia chiaro".
"Se prima era sorpresa adesso sono preoccupata e lievemente incazzata, volete parlare o no?".
Gigio ruppe gli indugi.
"Conosci questa donna?" disse mettendo la foto davanti a Marta.
"Si, abbiamo fatto insieme cinque anni di superiori, eravamo molto amiche, poi lei si è sposata con un tipo ricco di Belluno e ci siamo perse di vista, adesso è tornata a Torino e mi ha... ma a voi cosa ve ne frega? E questa foto chi l'ha scattata?".
"Marta, io ho fatto una cosa brutta, ti ho fatta pedinare da un investigatore privato, da un po' di tempo eri strana, uscivi spesso da sola, non sapevo più cosa pensare".
"Marta prese la brocca dell'acqua e la portò dietro la schiena, le sue intenzioni erano inequivocabili tanto che Poldo si alzò di scatto per evitare la doccia imminente.
Purtroppo, proprio in quel momento gli era arrivato alle spalle il cameriere con i piatti fumanti.
La spalla di Poldo centrò il gomito sinistro del cameriere che, sotto la spinta, non potè fare altro che girarsi, ritrovandosi praticamente con tutto il busto fuori dalla finestra.
Si sentirono tre tonfi: una puttanesca, un'insalatona mista ed una carbonara.
L'insalatona rimase per qualche istante a galla poi scomparve nell'acqua anch'essa.
Il cameriere rimase un po' a guardare i cerchi concentrici sul pelo dall'acqua, poi si girò verso Poldo.
"Cos'erano?".
"Una puttanesca, una carbonara ed un'insalatona mista, i pesci non crederanno ai loro occhi".
"Vado a ordinare di nuovo, magari mi avvicino da una altra direzione, quando ve le porto, ok?".
"Guardi che la colpa..." Poldo indicò Marta, ma ormai la brocca era al suo posto e lei aveva un sorriso angelico dipinto sul volto.
Sedendosi Poldo si avvicinò la brocca, la bottiglia del vino, il cestino del pane e tutto quello che Marta avrebbe potuto usare come proiettile.
"Stai tranquillo, non meritate altro che il mio disprezzo, non vi fate vedere fino a quando Torino non avrà la metropolitana".
"Ma non ce l'avrà mai, a Torino c'è la FIAT!".
"Appunto".
Rimasero in silenzio a guardare Marta che si allontanava su per la scaletta del pontile e poi tra gli alberi del lungopo.
"Bene, hai qualche altro consiglio? Che so mordere la coda ad un dobermann, leccare un filo dell'alta tensione, sdraiarsi sui binari, di notte, mentre arriva il Roma-Lione".
"Effettivamente, pensavo che Marta avrebbe reagito in altro modo, sulle riviste femminili le donne sostengono che quello che apprezzano di più in un uomo è la sincerità".
"Certo a patto che dica, sinceramente, cose a loro gradite".
"Adesso non generalizzare, cosa posso fare per farmi perdonare?".
"La segui tu, gratis e senza discutere".
Poldo si alzò di scatto.
"No, non faccio di queste cose io!".
Purtroppo la fibbia della cintura agganciò il bordo del tavolo che s'inclinò, la solita brocca si rovesciò in direzione di Gigio che spinse indietro la sedia di scatto per evitare la doccia.
Era la nuova direzione di avvicinamento scelta dal cameriere e, dietro Gigio, c'era un'altra finestra.
Poldo chiuse gli occhi ed aspettò di sentire i consueti tre tonfi che segnalavano che le loro portate avevano raggiunto l'acqua.
Solo due.
"Scusi, una carbonara, una puttanesca e...".
"L'insalata non l'ho portata, ho visto che la signora andava via, se vuole la posso gettare nel fiume dalla finestra della cucina".
"No, per oggi basta grazie, devo lavorare, Gigio andiamo? Si è fatto tardi".
Alla cassa ci andò Gigio.
"Quattro primi ed un'insalata, accetta i buoni pasto?".
"In genere si, ma per voi faccio un'eccezione" rispose torvo il cassiere.
"Non torneremo più" disse Poldo indignato.
"Se me lo giura il caffè ve lo offro io" ce n'era d'avanzo per sospettare che il proprietario del ristorante nutrisse una certa antipatia per loro, quindi se ne andarono senza ribattere, anche perché il cameriere continuava a battersi su una mano, con aria minacciosa, un enorme cavatappi in peltro.
"Senti, dalle mie parti dicono "giornata rotta rompila tutta" andiamo a farci una passeggiata nel parco, tanto non ho voglia di andare in ufficio".
"Ma si, così ti distrai un po', guarda su quella panchina, per esempio, c'è una tipa che sembra un miscuglio tra Sharon Stone e Michelle Pfeiffer, peccato che tu sembri il miscuglio tra King Kong e topo Gigio".
"Vuoi vedere che attacco bottone subito?".
"Dai, stupiscimi!".
Poldo prese posto sulla panchina accanto e Gigio andò a dire qualche cosa alla ragazza che ricambiò con un sorriso.
Tra le panchine c'era un grosso cespuglio e Poldo era nascosto alla vista della ragazza.
Gigio si avvicinò di soppiatto.
"Sta facendo le parole crociate, dammi una mano così faccio colpo".
"Va bene, per un amico".
"Fa pensare ad uccelli rosa, ma serve a sollevare grossi carichi".
"Viagra! No scherzo: dille Gru, dai questa era facile".
Gigio tornò alla carica poco dopo.
"Regista del famoso film "Gli uccelli"".
"Tinto Brass" sbuffò Poldo.
"Sicuro?".
"Sicurissimo, vedrai che resterà colpita".
Gigio si avvicinò lentamente e si sedette sulla panchina.
"E' rimasta colpita... ed anche io".
"Sberlone?".
"Da far fischiare l'orecchio".
"Mettila così, le donne non riescono a trattenersi dal metterti le mani addosso".
"Certo che quando ti ci metti sei proprio stronzo però eh?".
"Ma dai, anche tu, mi hai preso per Cirano? Devi essere te stesso con le donne, non credere di poterle fregare, e poi, che te ne fai di una senza senso dell'umorismo?".
"Il senso dell'umorismo! ma lo sai che una delle cose ha il maggior potere di arrestare l'eccitazione è proprio il riso?".
"Impossibile".
"Perché impossibile?".
"In Cina non sarebbero miliardi".
"Adesso cosa facciamo? La giornata è lunga e io ho fame".
"Fame? Ma se siamo appena usciti dal ristorante, dai andiamo a casa mia, sono le due, ti invito a pranzo".
"Ora si che mi piaci, cosa mi prepari di succulento?".
"Ho una teglia di lasagne in freezer, ne faccio sempre un po in più per i momenti di depressione".
"Pensa che gli americani curano ancora la depressione con i farmaci, ignari, e di secondo?".
"Sorpresa".
"Passiamo all'enoteca che penso al carburante, hai delle preferenze?".
"Rosso e corposo, direi".
"Rosso e corposo, vai ai fornelli, artista, che ti raggiungo".
Alle lasagne fecero seguito dei soavi salsicciotti alla crema di Champignons, che, uniti alla forza narcotizzante del vino, ebbero un effetto devastante.
"Poldo, sii sincero con me, pensi che io sia un cornuto?".
"Nel senso che Marta potrebbe essere coinvolta in quel giro di messe nere a sfondo sessuale?".
"Esatto".
"No, mi rifiuto di crederlo, Marta non è stupida, il fatto che sia fidanzata con te è un caso".
"Mi prendi ancora in giro, io ho il cuore che gronda sangue, e tu ti diverti alle mie spalle".
"Secondo me, in questo momento, il tuo cuore gronda Brunello di Montalcino, comunque, anche se mi ripugna, seguirò Marta e ti proverò la sua innocenza, ci deve essere senz'altro una spiegazione per le sue strane frequentazioni".
"Speriamo, il guaio è che tu sei innamorato, e vedi tutto rosa".
"Di Letizia? dici?".
"No, intendevo che sei innamorato di tutte le donne".
"E' vero, penso che l'onnipotente abbia creato Eva per farsi perdonare del fatto di aver creato Adamo" disse Poldo sorridendo.
"Ma a te non capita mai di non capirle le donne, di parlare con un essere che non dice quello che pensa perché pensa ad una cosa che non c'entra con quello che state dicendo ma che alla fine ti costringerà a fare o dire qualcosa che non vorresti?".
"Se ti sembra d'essere chiaro...".
"Mi riferisco al fatto che le donne, generalizzando perché costretti dal discorso, danno l'impressione di non saper mai cosa vogliono ma che lo vogliono subito e da te!".
"Le donne sono un'opera d'arte e come tale non tutti possono capirla, devono amarla ed ammirarla o volgersi da un'altra parte".
"E se questo tuo divinizzare le donne ti mettesse in realtà solo al riparo dall'accettarle come concrete compagne di vita e quindi combatterle giorno per giorno per la sopravvivenza?".
"Ti odio quando hai questi repentini rigurgiti d'intelletto, effettivamente può essere così, spero di no".
"Allora domani, devi sapere, Marta deve andare da sua zia a Vercelli, prende il treno alle sette e mezza a porta Susa".
"Ci sarò, ma forse è meglio che io l'aspetti sotto casa, nel caso che il fatto della zia fosse una bufala".
"AAAAH! lo vedi che anche tu sospetti!".
"No, se devo rivestire un ruolo, lo devo rivestire fino in fondo, quindi, dovendola pedinare, devo studiare ogni possibilità per non perdermela, ok?".
"Ok, Sherlock conto su di te".
Quale occasione migliore per indossare il suo completo nero con camicia grigia ed occhiali talmente scuri che riusciva a vederci solo da mezzogiorno alle tre nei giorni più assolati.
Un giorno era tornato a casa alle quattro del pomeriggio, aveva dimenticato di toglierseli e si era spiaccicato miseramente contro il portone come fa un moscone sul parabrezza in autostrada.
Giovanni Morghetti, noto commercialista alias culodifuoco, entrò con fare furtivo nel bar del centro dove i tre amici lo accolsero con sorrisi e gomitate di complicità.
"Allora, diavolaccio trombatore, non tenerci sulle spine, cosa ne hai fatto della bionda?".
Il commercialista chinò il capo e tacque, questo disse tutto e nulla ai tre uomini in completo grigio e Rolex d'oro che, fino a quel momento, sorridevano compiaciuti.
"Vorresti dire che è andata male? Ma come è possibile avevamo previsto tutto, che è successo?".
Era il più alto dei tre, abbronzato tutto l'anno, completamente calvo, era nella produzione di componenti elettronici, una fabbrichetta con una cinquantina di operai, una "barca" perennemente agli ormeggi in Liguria, una moglie che passava le sue giornate tra estetista, psicologo e amante, che poi era uno dei capisquadra della fabbrica del marito.
Morghetti voleva sprofondare.
"Io...sono stato male, ecco, ho avuto dei dolori tremendi, ho dovuto anche chiamare l'ambulanza sapete?".
"Che tipo di dolori?".
Questa volta aveva parlato il più tozzo dei tre, stessa abbronzatura perenne, stesso molo con attraccata la barca, stesso genere di moglie, cambiava solo l'amante, non lavorava nella fabbrica del marito, ma in quella del terzo uomo, che fino a quel momento aveva taciuto.
Il terzo uomo era il peggiore, aveva la cultura di un lombrico, anelli ad ogni dito, una pesante collana sbucava dalla camicia sbottonata fin quasi all'ombelico, non aveva moglie, diceva che parlavano troppo, aveva fatto fortuna con i rifiuti, nel senso che aveva una ditta che si incaricava di smaltirli, ma nessuno aveva mai capito come, per sua fortuna.
"Ho avuto mal di pancia, forse sarà stato qualche cosa che ho mangiato, ore e ore di diarrea, un inferno".
Il calvo, il tozzo ed il grezzo si alzarono contemporaneamente.
"Ma come! Urlò il grezzo "noi lavoriamo per due mesi, dico due mesi! A questa cosa e lui che fa?...MARCA VISITA! Ma io la faccio venire qui l'ambulanza!".
Era già partito per aggredire il Morghetti quando fu fermato dal tozzo che gli mormorò nell'orecchio: "Ma sei scemo? lo sai chi è questo? È il tuo confessore, è colui che sa su di te molte più cose di quante tu ne abbia mai detto a tua madre, questo, con una telefonata, ci distrugge".
"E' colpa tua, come si fa a coinvolgere il proprio commercialista in una cosa del genere?".
"Gli dovevo dei soldi, e per convincerlo ad aspettare gli ho promesso la cosa a cui teneva di più, farsi la biondona".
"Vuoi dire che non è una sconosciuta? la conosce pure? ma allora ditelo che volete vedermi in galera!".
Si resero conto d'essere tutti e quattro in piedi, paonazzi, nel bel mezzo del locale, e tutti, tranne un signore con un bastone bianco ed un pastore tedesco seduto accanto, gli tenevano gli occhi addosso.
Il pastore tedesco, comunque, li stava osservando.
Si sedettero con ostentata calma.
"La tipa, ti ha forse riconosciuto? o non vi siete neanche visti?".
"Non ci siamo visti, ma mi conosce benissimo, sono anche il suo commercialista, erano sette anni che aspettavo questo momento.
Voi non sapete come mi arrivava nello studio, minigonne, spacchi, scollature e poi come si muoveva... io DOVEVO averla!".
"E tu dovevi comparirle davanti, con l'ancora, e lei, per amore del denaro, anche conoscendoti...".
"Già".
"Ma non pensi che le sarebbe sembrato strano che Belzebù s'incarnasse proprio nel suo commercialista?".
"Avevo pronta la frase: - Oddio! Come mi sono trovato qui? È come se una forza misteriosa mi avesse spinto! Che ci faccio qui? - e lei mi avrebbe risposto: - lo so io! - e vai coll'amplesso!".
La porta del bar si aprì, non potevano credere ai loro occhi: Gloria, la bionda, era davanti a loro.
Naturalmente non riconobbe i tre complici, ma il Morghetti si, e si avvicinò al loro tavolo con un sorriso smagliante.
"Il mio esimio commercialista, che strano incontrarla dall'altra parte della città".
"Ehm, si, ero con questi miei clienti... posso offrirle un aperitivo, signora Gloria?".
"No grazie, devo prenderlo con lei, la ringrazio, non mancherà occasione, buonasera!".
"Buonaseera" quasi cantarono in coro i quattro loschi figuri, proprio mentre Marta si alzava, dal tavolo accanto a loro, per salutare l'amica.